Lunedì Set 06

Proseccotreffen 2010

Valdobbiadene - Dal 17 al 19 Settembre 2010

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PROGRAMMA

 

- Venerdì 17 Settembre - Ore 14:00/14:30 ritrovo all'uscita di PADOVA OVEST
- Ore 15:00 partenza del percorso per arrivare a Conegliano (c.ca 100 km. )


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Villa Barbaro a Maser (Treviso) è una villa veneta, costruita da Andrea Palladio tra il 1554 e il 1560 per Daniele Barbaro, e suo fratello Marcantonio Barbaro, ambasciatore della Repubblica di Venezia, trasformando il vecchio palazzo medievale di proprietà della famiglia in una splendida abitazione di campagna consona allo studio delle arti e alla contemplazione intellettuale, decorata con un ciclo di affreschi che rappresenta uno dei capolavori di Paolo Veronese. Il complesso della villa, che comprende anche un tempietto palladiano, è stato inserito dall'UNESCO nel 1996 - assieme alle altre ville palladiane del Veneto - nella lista dei patrimoni dell'umanità. All’inizio degli anni 1550, la realizzazione della villa per i fratelli Barbaro a Maser costituisce per Palladio un punto di arrivo importante nella definizione della nuova tipologia di edificio di campagna. Per la prima volta infatti (anche se la soluzione ha precedenti in ville quattrocentesche) la casa dominicale e le barchesse sono allineate in un’unità architettonica compatta.maser A Maser ciò probabilmente è da collegarsi alla particolare localizzazione della villa sulle pendici di un colle: la disposizione in linea garantiva una migliore visibilità dalla strada sottostante, e del resto l’orografia del terreno avrebbe imposto costosi terrazzamenti a barchesse disposte secondo l’andamento del declivio. Se è vero che per molti versi la villa mostra marcate differenze rispetto alle altre realizzazioni palladiane, ciò è senza dubbio frutto dell’interazione fra l’architetto e una committenza d’eccezione. Daniele Barbaro è un uomo raffinato, profondo studioso d’architettura antica e mentore di Palladio dopo la morte di Giangiorgio Trissino nel 1550: sono insieme a Roma nel 1554 per completare la preparazione della prima traduzione ed edizione critica del trattato De architectura di Vitruvio, curata da Barbaro e illustrata da Palladio, che vedrà le stampe a Venezia nel 1556. Marcantonio Barbaro, energico politico e amministratore, ha un ruolo chiave in molte scelte architettoniche della Repubblica e col fratello Daniele è instancabile promotore dell’inserimento di Palladio nell’ambiente veneziano. Intendente d’architettura egli stesso, riceve un esplicito omaggio da Palladio nei Quattro Libri per l’ideazione di una scala ovata. Nella costruzione della villa Palladio interviene con abilità, riuscendo a trasformare una casa preesistente agganciandola alle barchesse rettilinee e scavando sulla parete del colle un ninfeo con una peschiera dalla quale, grazie a un sofisticato sistema idraulico, l’acqua viene trasportata negli ambienti di servizio e quindi raggiunge giardini e brolo. Nella didascalia della pagina dei Quattro Libri che riguarda la villa, Palladio mette in evidenza proprio questo exploit tecnologico che si richiama all’idraulica romana antica. È evidente che, piuttosto che le venete ville-fattoria, il modello di villa Barbaro sono le grandi residenze romane, come villa Giulia o Villa d'Este che Pirro Ligorio realizzava a Tivoli a per il cardinale Ippolito d'Este (al quale per altro Barbaro dedica il Vitruvio). Per via femminile, la villa passò dai Barbaro ai Trevisan, da questi ai Basadonna, quindi ai Manin del ramo di Ludovico Manin, ultimo doge della Repubblica di Venezia. Questi ultimi la vendettero nel 1838 a Gian Battista Colferai che l'aveva in affitto già da qualche anno, ma le sue eredi, per non spendere sostanze in un bene indiviso con le sorelle, la lasciarono andare completamente in rovina. Fu l'industriale friulano Sante Giacomelli che l'acquistò nel 1850, la restaurò e rinnovò, avvalendosi dell'opera di artisti come lo Zanotti e Eugenio Moretti Larese. Durante la prima guerra mondiale nella villa aveva sede il comando del generale Squillaci. Batterie dell'esercito sparavano dalle colline oltre il Piave, ma l'edificio rimase miracolosamente indenne. Nel 1934 fu acquisito da Giuseppe Volpi di Misurata, il quale l'affidò alle cure della figlia Marina, che se ne innamorò, vi si stabilì e continuò negli anni l'opera di restauro. La villa è attualmente abitata dalla figlia di lei e dalla sua famiglia. Nel 1996 è stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità assieme alle altre ville palladiane del Veneto. Il complesso è anche sede di un'azienda agricola che produce il vino DOC che prende il nome della villa.

- Ore 19:30 Aperitivo in centro a Conegliano
- Arrivo in Albergo e Cena


Sabato 18 Settembre- Ore 9:00 partenza per il tour (c.ca 215 km)


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Partendo da Conegliano andremo verso il Friuli Venezia Giulia attraversando Polcenigo, Piancavallo, il lago di Barcis fino a Cimolais.

Diga del Vajont

Disastro del Vajont
Rientro in Veneto in direzione del Lago di Vajont per poi scendere verso Belluno, Feltre e la zona del Valdobbiadene.
BELLUNO: Già colonia romana della Gallia Transpadana assegnata alla tribù Papiria e compresa nella X Regio d'Augusto (Plinio, Historia naturalis, III, 19), Belluno fu inquadrata nell'ambito della VIII provincia Venetia et Histria, in seguito alla riorganizzazione attuata durante il governo di Diocleziano. Dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente del 476 d. C. e sino all'Anno Mille fu soggetta al dominio prima di Bisanzio e poi di diverse popolazioni barbariche tra i quali gli Eruli e gli Ostrogoti; in seguito fu sculdascia dei Longobardi e dominio dei Franchi e di re Italici. Dal secolo X fu sede di vescovi ricchi di immunità e giurisdizioni, sia spirituali che temporali, dipendenti dall'autorità degli imperatori di Sassonia, Franconia e Svevia; dal secolo XI vi si affermò, accanto al potere vescovile, il governo comunale grazie allo sviluppo di una classe nobiliare divisa in quattro consorterie (rotoli), rappresentate da altrettanti consoli, cui in prosieguo sovrasterà un podestà annuale forestiero. Durante i secoli XII e XIII parteggià ora per i Comuni ora per l'Impero, specie in ragione degli equilibri interni tra le fazioni guelfa e ghibellina, nonchè delle influenze esterne dei Comuni vicini di maggior grandezza, tra i quali in particolare quello di Treviso. Già nel corso del XIII e sino agli esordi del '400 si registrò un progressivo affievolirsi di tale ultimo influsso di Treviso e dei signori Da Camino e l'affermarsi, dal 1322 al 1337, degli Scaligeri. Nel periodo che seguì Belluno vide l'avvicendarsi rapido di varie autorità: Carlo di Lussemburgo dal 1337 al 1342; Piazza_BellunoLudovico di Brandeburgo dal 1342 al 1346; nuovamente Carlo di Lussemburgo, nel frattempo asceso alla dignità imperiale, dal 1346 al 1361. Vi ebbero poi giurisdizione e potere i Da Carrara, signori di Padova, con Francesco il Vecchio (1361 - 1373); per un breve intervallo dal 1373 al 1386 il duca d'Austria Leopoldo d'Absburgo; nuovamente i Da Carrara con Francesco Novello (1386 - 1388); indi i Visconti di Milano con Gian Galeazzo (1388 - 1402), alla morte del quale si ebbe la reggenza della di lui vedova, tutrice dei pupilli Giovanni Maria e Filippo Maria sino al 1404. Risale a tale ultima data l'affermazione del governo della Repubblica di Venezia (I. dedizione del 28 aprile 1404), che interrotto nel 1411 dall'instaurarsi del potere imperiale di Sigismondo d'Ungheria, fu ristabilito nel 1420 (II dedizione del 6 luglio 1420) e si mantenne sostanzialmente sino al 1797, termine dell'ancien regime: il breve intervallo di Agnadello (1509 - 1511) non è in grado infatti di mutare il quadro della sostanziale continuità impresso alle istituzioni locali dal Serenissimo governo. Dopo Campoformio (17 ottobre 1797) si succedettero nel giro di pochi anni governi austriaci e francesi: già con decreto del 16 giugno 1797 Belluno era divenuta capoluogo di un circondario comprendente anche i territori del Cadore e di Feltre precedentemente staccati ed amministrati separatamente; in seguito capitale del Circolo austriaco dal 1797 al 1805, quindi, con la creazione del Regno d'Italia napoleonico, capoluogo del Dipartimento della Piave (1805 - 1813), con breve parentesi austriaca durante il 1809. Nel 1813, con la disfatta napoleonica, si instaurò nuovamente l'amministrazione austriaca e dal 1815 al 1866 la Città, elevata dal 1816 al rango di Città regia, fu capoluogo di provincia nell'ambito del regno Lombardo-Veneto: in questo lungo periodo si ebbe la sola parentesi risorgimentale della primavera del 1848, conclusasi l'anno successivo con la Restaurazione austriaca. Con il 1866 Belluno entrò a far parte del Regno d'Italia di casa Savoia e dell'Italia unificata seguì le sorti subendo tuttavia ancora, durante i due conflitti mondiali, due invasioni, che ebbero conseguenze anche sull'assetto istituzionale: fu occupata per circa un anno dopo Caporetto dalle truppe austriache (ottobre 1917 - novembre 1918) mentre il governo municipale si trasferì sino al termine del conflitto nella sede extraterritoriale di Pistoia; durante la Seconda guerra mondiale fu inclusa dal 1943 nell'Alpenvorland del Terzo Reich assieme a Trento e Bolzano. Per l'intensa attività antitedesca delle brigate partigiane locali, Belluno fu insignita di medaglia d'oro al valor militare.
FELTRE: Tra le città venete, Feltre è indubbiamente una delle più pittoresche ed interessanti, anche perché la parte moderna non si sovrappone all’antica, chiusa entro le mura. Dopo i più remoti insediamenti paleoveneti, Feltre diventò dominio di Roma a partire dal II secolo a. C.: di questo periodo restano numerose tracce, che affiorano frequenti dagli scavi periodicamente condotti. La città assunse peso strategico, economico e militare rilevante in quanto era situata, in posizione di confine, sull’importante Via Claudia Augusta Altinate, che congiungeva il basso Veneto alle regioni danubiane della Germania. Più volte conquistato e devastato dai barbari (Visigoti, Unni, Alani ed altri), dopo l’ultimo saccheggio da parte dei Longobardi di Alboino il centro fu trasferito sul colle attuale, dove potè essere fortificato e meglio difeso. Al termine della dominazione dei Franchi, divenne terra dell’Impero che, alla fine del X secolo, consegnò Feltre al governo di un’oligarchia di famiglie locali. Con il venir meno dell’autorità imperiale, si andò consolidando quella dei Vescovi-Conti, che acquisirono giurisdizione civile, oltre che religiosa, su un vastissimo territorio che comprendeva, con il Feltrino, anche la Valsugana ed il Primiero. Città ghibellina al tempo del Barbarossa, fu divisa da ampie discordie con la vicina e rivale Treviso. Alla signoria di Ezzelino da Romano seguì quella dei Caminesi e degli Scaligeri, finché nella prima metà del Quattrocento Feltre legò stabilmente le proprie sorti a quelle di Venezia, la cui Repubblica la governò fino al 1796. In questo lasso di tempo subì nel 1510 la rovinosa distruzione da parte delle truppe di Massimiliano d’Asburgo, che uccisero moltissimi cittadini e bruciarono un considerevole patrimonio d’arte. Subito dopo seppe rapidamente risorgere grazie ai commerci ed alla produzione locale e le testimonianze sono visibili nelle case affrescate di via Luzzo, via Mezzaterra, piazza Maggiore e via Tezze. Nel 1797 i francesi occuparono la città, depredando chiese, edifici pubblici e privati; alle ruberie si aggiunse lo scalpellamento dei Leoni di San Marco e delle numerose lapidi scolpite, in segno di spregio verso la Serenissima. Con il trattato di Campoformio di quell’anno,Feltre_Piazza_Maggiore_1 Feltre divenne dominio austriaco e, dopo il Risorgimento, nel 1866, con plebiscito unanime, si unì al Regno d’Italia. Durante la prima guerra mondiale, il Feltrino divenne base di operazioni militari e fu invaso dopo la rotta di Caporetto, subendo gravissimi danni. Nuovamente occupato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, il territorio fu importante zona operativa delle formazioni partigiane. Negli anni Cinquanta e Sessanta Feltre si è qualificata anche sotto l’aspetto dell’istruzione, con l’apertura dell’Istituto Universitario di Lingue Moderne. Il centro storico ha conservato un aspetto caratteristico ed inconfondibile, con numerose chiese (San Rocco, Santissima Trinità, San Giacomo, San Giovanni Nepomuceno), palazzi prestigiosi, musei e soprattutto con la splendida Piazza Maggiore, dominata dalle Fontane Lombardesche. Il cuore religioso di Feltre è posto appena fuori le mura, con la Cattedrale nel cui sottosuolo sono stati operati degli scavi archeologici,, ora aperti al pubblico. Forse fu ancora lo Scienza il tramite per l'arrivo in città di Tullio Lombardo cui spetta il monumento funebre a Matteo Bellati nel presbiterio della Cattedrale (1528), una tra le ultime opere del grande scultore, significativa per le chiare geometrie di natura classicistica. Anche il territorio fu coinvolto attraverso emulazione e decoro che produssero nelle campagne circostanti e sui colli vicini ville e case padronali in competizione con le più raffinate residenze urbane. Nel frattempo i solerti Rettori veneziani esigevano i tributi e controllavano i luoghi d'interesse strategico che più di tutto stavano a cuore alla Serenissima. La crisi di Venezia coinvolse anche il Feltrino con una netta diminuzione della popolazione e la crisi delle attività economiche. L'indebitamento raggiunse punte altissime; ma nonostante tutto l'aristocrazia continuò ad esercitare il pro prio splendore nel fasto ozioso di ville suggestive e scenografiche come quella dei Pasbie a Pedavena. Nel 1797 i francesi occuparono la città, depredando chiese, edifici pubblici e privati; alle ruberie si aggiunse lo scalpellamento dei Leoni di S. Marco e delle iscrizioni ad umiliazione della città ed in spregio della Serenissima. Con la soppressione e chiusura di ordini religiosi e conventi fu segnata la sorte di importanti centri culturali, storici e religiosi. Scomparvero così i monasteri di S. Chiara, di S. Maria del Prato e di S. Spirito la cui ricchissima biblioteca fu devastata e dispersa. A seguito del trattato di Campoformio (1797) anche Feltre diventò dominio austriaco. Dopo le guerre del Risorgimento, che fu sentito e praticato con calore, nel 1866 la città con plebiscito unanime si unì al Regno d'Italia. Con la fine della Repubblica di Venezia era iniziato il ridimensionamento del ruolo di Feltre, che già aveva subito un grave smembramento della diocesi che perse, in favore di Trento, Valsugana e Primiero. L'800 fu anche un periodo di vasti interventi urbanistici (vi si distinse, fra tutti, il Segusini), di impegnativi lavori pubblici per la viabilità, si costruirono scuole ed acquedotti. Durante la grande guerra, per essere a ridosso del confine austriaco, il Feltrino divenne base di operazioni militari e fu invaso dopo Caporetto 1917, subendo gravissimi danni. Nuovamente occupato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, il territorio fu importante zona operativa di formazioni partigiane. Negli anni successivi Feltre si è qualificata soprattutto come centro di proposte culturali ,si veda l'istituzione di una Facoltà universitaria di Lingue Moderne e di un Diploma in Informatica.

- Ore 19:00 Rientro in albergo
- Ore 21:00 Cena presso Azienda Agricola BELLUSSI
bellussi
Domenica 19 Settembre- Rientro
- Ore 10:30 Visita di Vittorio Veneto e del quartiere Serravalle
- Ore 12:30 Rientro a casa
Vittorio Veneto: Serravalle è un quartiere di Vittorio Veneto e ne rappresenta la porzione settentrionale. Un tempo cittadina ben distinta dagli altri sobborghi della città, tra i quali spicca Ceneda, in seguito all'unione con quest'ultima è divenuta parte integrante dell'odierno comune. Fu infatti comune autonomo sotto gli Austriaci e rimase tale anche per un breve periodo seguito all'annessione al Regno d'Italia. Storia Particolare dei resti del castello di Serravalle Dai romani all'età barbarica Il borgo di Serravalle è di origini molto antiche che sarebbero da far risalire all'epoca romana, tuttavia i reperti in nostro possesso (principalmente monete di età imperiale) sono assai limitati e comunque non provano con certezza l'esistenza di istallazioni militari durante questo periodo. Secondo l'ipotesi più accreditata, il centro era inizialmente un presidio militare (lo stesso toponimo ne suggerisce le funzioni strategiche), sorto durante i primi anni dell'impero romano, quando il territorio circostante (appartenente ad Opitergium, l'attuale Oderzo) venne centuriato. Aveva il compito di difendere la sottostante Ceneda (che allora pure ospitava delle fortificazioni e, probabilmente, un vicus) e soprattutto di controllare la Val Lapisina che, tramite la via ad Danuvium, collegava la pianura con il Norico e la Stiria; da qui passava infatti un ingente traffico commerciale (soprattutto di metalli), ma il valico poteva essere sfruttato anche da barbari invasori. La tradizione cristiana attribuisce la fondazione del castello ad un dignitario goto, Manducco o Matrucco, che eresse una fortificazione sul monte Marcantone culminante con la Turris Nigra Vittorio_Veneto_540-03-32-12-4456di cui ora restano i ruderi. Figlia di Manducco era Santa Augusta, martirizzata proprio dal padre perché cristiana. Gli attuali resti del castello sembrano effettivamente risalire all'età barbarica, sebbene la costruzione sia stata più volte ampliata e rimaneggiata. I Longobardi L'arrivo dei Longobardi diede un nuovo assetto politico al territorio tramite la creazione dei ducati. A conferma dell'importanza strategica della zona, ne fu istituito uno anche nella vicina Ceneda. I Longobardi, sconfitti, lasciarono il posto ai Franchi di Carlo Magno. Nel frattempo, Ceneda era divenuta sede vescovile. Nel 903 gli Ungari devastarono il Veneto: anche Ceneda venne distrutta mentre Serravalle, contando sulle più efficienti fortificazioni, fu risparmiata. Il Vescovo Conte e i da Camino Nel 951 il vescovo di Ceneda ricevette il titolo di conte da Ottone I, in virtù del Privilegium Othonis. Investito del potere temporale, verso la fine dell'XI secolo diede Serravalle e il suo territorio in feudo ad un gruppo di casate nobili. Presto, tuttavia, su queste prevalsero i potenti da Camino, che la tennero ininterrottamente la signoria dal 1154 al 1335. Serravalle comincia ora un periodo di rapido sviluppo economico (si trovava sulla rotta commerciale per la Germania) ed urbanistico, contrariamente a Ceneda, che rimane un piccolo villaggio rurale raccolto attorno al castello diocesano. A partire dal 1226 Gabriele III da Camino innalzò una nuova cerchia muraria permettendo l'ampliamento del borgo; dello stesso periodo sono il monastero e la chiesa di Santa Giustina, il duomo e la Scuola dei Battuti. La graduale affermazione rispetto alla vicina è confermata anche dal testamento di Sofia di Colfosco (1174) che per la prima volta la cita separatamente. Nel 1335, con la morte senza eredi maschi di Rizzardo VI, la città sarebbe dovuto tornare direttamente sotto i vescovi, ma la vedova Verde della Scala, aiutata dal fratello Mastino II la occupò nell'attesa di partorire (era infatti incinta e, secondo una clausola, il feudo sarebbe rimasto ai Caminesi solo con la presenza di eredi maschi). Nata però una bambina, il vescovo dichiarò libero il feudo e lo assegnò alla Repubblica di Venezia (1337). La Serenissima [modifica] Scorcio della Cal Granda I Veneziani, comprendendo l'importanza della già affermata economia di Serravalle, le diedero ulteriore impulso. Per il centro cominciò a transitare un fiorente traffico mercantile, a cui si aggiunse lo sviluppo di numerose attività artigianali come armerie, fonderie per campane e l'industria della lana. Questa vivacità si tradusse in un continuo sviluppo edilizio che arricchì la città di palazzi, come quelli che si innalzano lungo le attuali via Roma (già contrada Riva) , via Martiri della Libertà (già Calgranda), via Guido Casoni (già contrada Tiera) e di altri interventi urbanistici, come la risistemazione della piazza principale (l'attuale piazza Flaminio) e la ricostruzione della Loggia della Comunità (1462-1476). A partire dal XVII secolo, l'economia di Serravalle cominciò a decadere analogamente a quella di tutta la Repubblica. Dall'Ottocento all'unione con Ceneda Caduta la Repubblica, Serravalle passò a Napoleone e, dopo alterne vicende, al Regno Lombardo-Veneto, controllato dall'Impero Austro Ungarico. Passati nel 1866 al Regno d'Italia, su richiesta degli stessi comuni, Ceneda e Serrvalle furono riunite il 22 novembre dello stesso anno per concessione di re Vittorio Emanuele II, andando a formare l'odierno comune di Vittorio Veneto.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Duomo di Santa Maria Nova Fu innalzato all'inizio del XIV secolo e poi ricostruito nel 1776.2254015 La pala dell'altare maggiore, Madonna con Bambino in gloria e santi Andrea e Pietro, è di Tiziano Vecellio.
Chiesa di San Giovanni Battista  Affreschi quattrocenteschi della navata destra di San Giovanni Battista San Giovanni Battista è un edificio trecentesco che sorge in via Mazzini, a nord della piazza principale. All'interno sono degni di nota gli affreschi delle cappelle Galletti e Sanfiori risalenti al XV secolo. Altre opere rilevanti sono una pala di Jacopo da Valenza (1502), quattro ante d'organo dipinte da Frigimelica il Vecchio e, dietro l'altar maggiore, Battesimo di Cristo di Francesco da Milano.
Chiesa di Santa Giustina Facciata della chiesa di San Lorenzo dei Battuti Si affaccia sulla piazza omonima in quello che era il Borgo Superiore, cioè l'estremità settentrionale della cittadina. Fu costruita nel 1227 per volontà di Gabriele da Camino e fu dipendenza dell'abbazia di Follina, ma già nel 1228 veniva ceduta ai benedettini di Padova che vi insediavano un priorato. Tuttavia rimase legata ai Caminesi che, arricchendola con varie donazioni, l'avevano resa di fatto la loro cappella privata. Passato poi alle benedettine e alle agostiniane, dopo le soppressioni di Napoleone divenne succursale del duomo. Solo dal 10 dicembre 1947 è stata elevata a parrocchiale. L'edificio, monumento nazionale, fu quasi completamente rifatto a fine Cinquecento. All'interno si trova il pregevole sepolcro di Rizzardo VI (ultimo signore di Serravalle prima dell'arrivo dei Veneziani), realizzato fra il 1336 e il 1340. Interessante l'organo De Lorenzi[ Inoltre, sulla parete destra entrando dalla porta principale, si trova il monumento funebre del poeta Guido Casoni.
Chiesa di San Lorenzo dei Battuti .La chiesa di San Lorenzo dei Battuti, incastonata tra il complesso trecentesco della scuola dei Battuti (o ex ospedale civile) e la torre dell'orologio (ex porta San Lorenzo), è una cappella del XV secolo, i cui interni sono interamente coperti da affreschi attribuiti a diverse mani, tra cui a Jacopo del Fiore e a Giovanni Antonio da Meschio. Pieve di Sant'Andrea di Bigonzo La facciata di Sant'Andrea di Bigonzo Si tratta della più antica chiesa di Vittorio Veneto e fu chiesa madre di Serravalle prima della costruzione del duomo. Fu citata per la prima volta nel 1224 (è ricordata nel testamento di Gabriele II da Camino); riedificata in stile romanico, fu riconsacrata il 7 luglio 1303 e ancora nel 1486. Tra il XV e XVI secolo furono ultimate le ricche decorazioni interne, a cui collaborarono artisti locali quali Antonio Zago, Iseppo da Cividale e Francesco da Milano. La potente pieve decadde gradualmente con la costruzione degli altri luoghi di culto che ne smembrarono il territorio. Il 21 novembre 1835 era ridotta a curazia e tornò ad essere parrocchia solo il 12 dicembre 1947.
Santuario di Santa Augusta Luogo di culto secolare e sede delle reliquie di Santa Augusta, martire e patrona di Serravalle, il santuario di Santa Augusta sorge arroccato alle pendici del monte Marcantone.
Oratori
Oratorio di San Giuseppe Sant'Antonio Abate Sull'altura restrostante la loggia di piazza Minucci sorgono i resti di un'antica chiesa dedicata a Sant'Antonio Abate, inseriti nel verde del bosco; poco più in basso della vecchia struttura nel 1955, per volontà del conte Luigi Lucheschi, fu eretta una cappelletta dedicata allo stesso santo e alla Madonna. Santa Croce .Elegante struttura inserserita tra Palazzo Arrigoni Gaiotti e Palazzo Minucci, l'oratorio di Santa Croce è la cappella privata di quest'ultimo. La facciata è aperta al piano terra da tre arcate a tutto sesto, in continuità col portico del palazzo; la parte superiore è tripartita da lesene di ordine ionico tra le quali sono poste tre monofore; in alto, sopra un cornicione dentellato è posto un timpano di gusto barocco, ricco di volute e sovrastato da cinque statue di santo. San Giuseppe Presso il lato sul Meschio del Foro Boario sorge un edificio religioso di piccole dimensioni, l'oratorio di San Giuseppe: esso è caratterizzato da una facciata a capanna neoclassica tripartita da quattro lesene ioniche sovrastate da timpano; dietro, sul lato sinistro si alza una piccola torre campanaria, la cui celletta è aperta sui quattro lati da monofore a tutto sesto.

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- Camera Singola con prima colazione due notti €. 130,00
- Camera Doppia con prima colazione due notti  €  200,00
Note- Potete iscrivervi nell'apposita sezione del sito, scegliendo la tipologia di camera.

- Iscrizione aperte dal 28 Maggio al 17 Agosto 2010 con anticipo del 50% del totale dovuto o saldo totale.

- Completamento iscrizione dal 18 Agosto al 5 Settembre versando il saldo totale.  Dopo questo periodo se non ricevermo l'importo dovuto, perderete il diritto di iscrizione e la caparra versata.

- N° equipaggi:   24 max.

- Soci Aggregati: e Aggregati Onorari: Quota Iscrizione €/equipaggio 20,00

**IMPORTANTE** Il sistema gestisce la lista d'attesa. In caso sia raggiunto il numero max di partecipanti, potete continuare l'iscrizione e sarete inseriti nella lista di attesa senza nessun versamento. In caso di rinuncia o di mancato versamento dell'importo totale di un'altra persona sarete di fatto aggiunti nelle adesioni al treffen. ( Nell'elenco saranno prima di tutto favoriti i Soci Titolari)


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